Di Alberto Melloncelli
Tra le cose più comuni che esistono in Italia, ci sono i campanili, o torri campanarie. Anche il più piccolo paese ne può vantare almeno uno. Ciò che si ode meno, oggigiorno, è il suono delle inquiline di queste costruzioni proiettate verso il cielo. Gracchianti registrazioni hanno sostituito il suono inimitabile, ricco di suggestioni e carico di storia, delle campane. In Polesine uno dei campanili più belli, particolari e importanti, è, senza alcun dubbio, quello che fa bella mostra di sé nella piazza principale di Ficarolo.
Bello perché è alto ben 72 metri (e, come si dice, altezza mezza bellezza), con una base quadrata il cui lato misura 8,5 metri (alle campane, cioè a 50 metri dal suolo, il lato è di 4,5 metri), è tutto in pietra "faccia a vista" con quattro cornicioni d'ordine dorico che lo segmentano in cinque parti. La cella campanaria è formata da quattro arcate che alleggeriscono tutta la struttura proiettando ancor più in alto la punta, formata da una croce, situata su di una banderuola con alla base una palla di metallo (una volta la sfera era in rame ed aveva delle dimensioni maggiori). È un campanile importante. Molto importante. Tant'è che l'Istituto Geografico Militare di Firenze, con una lettera datata 28 ottobre 1880, n. 287, dichiarava la torre ficarolese "punto di primo ordine" della gran rete trigonometrica che in quel momento si stava formando sul territorio del neonato Stato Italiano. Con il campanile di S. Benedetto Po (Mn) e la collina di S. Luca di Bologna, forma un triangolo preso come riferimento dai cartografi ancora oggi. La particolarità che rende strettissimo il legame affettivo tra i ficarolesi ed il loro campanile, è la pendenza di quest'ultimo. Esso è inclinato verso ovest in modo molto evidente. Tanche che sembra un miracolo la sua permanenza in posizione eretta. Il suo incombere minaccioso, su non poche case, non crea allarmismo tra la gente ormai, da oltre due secoli, abituata a quella sua strana posizione. Sì, perché il problema si palesò fin dal momento della costruzione. Era il 1777, la nuova chiesa era stata eretta da pochi anni, quando iniziarono i lavori di edificazione della torre campanaria su progetto dell'architetto ferrarese Gaetano Barbieri. Il mastro muratore, il ficarolese Giuseppe Occari, esecutore dei lavori, dopo aver gettato le fondamenta ed essere arrivato in breve tempo ad un'altezza di quasi cinquanta metri, fu costretto ad interrompere i lavori poiché la torre si inclinò, verso ponente, a causa di un cedimento del terreno. Proprio nelle vicinanze, nel sottosuolo, passava la fossa Marchesana, un canale fognario che in tempi remoti attraversava la piazza e poi sfociava nel Po. Dopo 10 anni di sosta, i tecnici di allora ritennero che il cedimento fosse ormai definitivo, e ripreso i lavori che giunsero al termine nel settembre del 1790. La sporgenza rispetto all'asse perpendicolare, alla fine del XVIII secolo, era di 1,36 metri. Oggigiorno è di 3,40 metri. Bisogna però sottolineare che mentre un tempo lo spostamento era di 2,3 cm l'anno, ora si è ridotto drasticamente: le ultime rilevazioni parlano di 1,2 cm ogni dodici mesi.
Pianta del campanile
Oltre alla pendenza, una peculiarità del campanile altopolesano sta nel suo sostegno interno che porta i 289 scalini utilizzati per raggiungere le campane. In pratica siamo di fronte a due torri, una dentro l'altra. È questa particolarità che ha permesso al campanile di resistere ai bombardamenti della guerra. Le cannonate riuscivano ad asportare solo una parte dei mattoni, lasciando intatta l'ossatura. Nell'arco di due secoli, sono stati effettuati molto interventi. Uno molto importante fu eseguito nell'estate del 1882 dal maestro muratore Perfetto Costantini di Nogara (VR), sotto la direzione dell'ing. Antonio Ferrarese di Occhiobello. La spesa fu di lire 3867,69. In quell'occasione fu installato anche il parafulmine. Un secondo rilevante intervento fu operato nell'immediato secondo dopoguerra. Il campanile era stato gravemente colpito in due dei quattro pilastri che sostengono la cella campanaria. Il restauro conservativo fu opera del capomastro ficarolese Guido Migliari, sotto la direzione del Genio Civile di Rovigo. Oggi, all'inizio del suo terzo secolo di vita, si rende necessario un nuovo intervento per la definitiva messa in sicurezza di questo manufatto il cui peso complessivo è di circa 2100 tonnellate. Gli ingegneri Zerba e Zambon hanno elaborato un progetto, presentato alle istituzioni e alla cittadinanza lo scorso novembre, che prevede la costruzione di un anello di calcestruzzo alla base del campanile cui fissare dei tiranti d'acciaio, i quali non solo impediranno la caduta della torre, ma col tempo, ne favoriranno il raddrizzamento. L'importo di questo lavoro si aggira intorno ai 600 milioni che saranno messi a disposizione dalla Fondazione della Cassa di Risparmio di Padova e Rovigo (200 milioni), dal Genio Civile e dalla Regione Veneto (200 milioni) e per il resto interverranno, in parti uguali, la Curia e l'Amministrazione Comunale. Tra non molto sarà quindi possibile risentire per le vie del paese quei rintocchi, dolci e rotondi, che per decenni hanno scandito la vita dei ficarolesi. E per la pendenza: cari ingegneri, non esagerate, a Ficarolo il campanile lo vogliono sicuro, ma... rigorosamente storto.
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